OCSE 2025: Italia ultima in Europa per laureati adulti

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Punti chiave

  • Italia ultima in Europa per laureati adulti: Solo il 20% degli italiani tra 25 e 64 anni possiede una laurea, contro una media OCSE del 38%.
  • Divario Nord-Sud accentuato: In diverse regioni meridionali il tasso di laureati adulti scende sotto il 15%, ampliando le disuguaglianze territoriali.
  • Incidenza sul mercato del lavoro: Il basso livello di istruzione superiore limita le opportunità occupazionali e la produttività.
  • Crescita limitata dal 2015: Negli ultimi dieci anni, l’aumento dei laureati adulti in Italia è stato tra i più lenti in Europa.
  • Attenzione OCSE alle politiche di formazione continua: Il report sottolinea la necessità di investimenti mirati nella formazione per adulti e nei percorsi di aggiornamento professionale.
  • Prossimo dibattito politico: Il Ministero dell’Università prevede un tavolo tecnico e nuove misure entro la fine dell’anno.

Di seguito vengono analizzati i dati OCSE, le cause del divario e le possibili soluzioni per la scuola italiana.

Introduzione

L’Italia si posiziona all’ultimo posto in Europa per la percentuale di adulti laureati, secondo il rapporto OCSE 2025 pubblicato oggi. Solo il 20% della popolazione tra i 25 e i 64 anni possiede una laurea, mentre la media OCSE si attesta al 38%. Il divario con gli altri paesi europei desta preoccupazione per le ripercussioni in ambito occupazionale e competitivo e accentua le disuguaglianze territoriali.

I dati principali del rapporto OCSE 2025

Secondo il rapporto Education at a Glance 2025 dell’OCSE, solo il 20% degli italiani tra i 25 e i 64 anni è in possesso di una laurea. Questo colloca l’Italia all’ultimo posto in Europa e ben al di sotto della media OCSE del 38%.

Il divario è particolarmente evidente rispetto ai paesi nord-europei, dove le percentuali superano il 45%, ma anche rispetto a Spagna (39%) e Portogallo (31%). Negli ultimi dieci anni la crescita dei laureati in Italia si è fermata al 2,5%, contro una media europea del 7,8%.

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Per la fascia d’età 25-34 anni la percentuale sale al 28%, ma resta comunque lontana dalla media OCSE del 48%. Questo evidenzia un ritardo generazionale che si conferma stabile nel tempo.

Analisi delle cause e dei fattori territoriali

Il basso tasso di laureati in Italia dipende da molteplici fattori strutturali, secondo l’OCSE. Il rapporto individua tra le cause principali l’insufficiente investimento nell’istruzione superiore: l’Italia investe l’1,1% del PIL, rispetto alla media OCSE dell’1,8%.

Le disparità territoriali sono rilevanti. Nel Sud, la percentuale di laureati adulti scende sotto il 15%, mentre Nord e Centro raggiungono valori più elevati, con punte del 25-28% nelle aree metropolitane di Milano, Roma e Bologna.

Un elemento critico è rappresentato dall’alto tasso di abbandono universitario: il 38% degli studenti italiani non completa gli studi, contro una media OCSE del 24%. Il fenomeno viene collegato a carenze nei servizi di orientamento pre-universitario e nel supporto durante il percorso accademico.

Implicazioni per il mercato del lavoro e la competitività

Il numero insufficiente di laureati ha conseguenze dirette sulla produttività nazionale e sulla capacità innovativa del sistema economico italiano. L’OCSE osserva una stretta correlazione tra formazione della forza lavoro e abilità dei paesi di attrarre investimenti in settori ad alto valore aggiunto.

Il mercato del lavoro italiano mostra un doppio paradosso. I laureati incontrano difficoltà iniziali di inserimento, con tassi di disoccupazione giovanile tra i più alti in Europa. Allo stesso tempo, le imprese faticano a trovare profili con competenze avanzate, soprattutto nell’area STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics).

Nonostante le difficoltà di ingresso, il vantaggio retributivo rimane significativo: i laureati italiani guadagnano in media il 36% in più dei diplomati, oltre la media OCSE del 29%. Questo sottolinea il valore economico della laurea anche in Italia.

Confronto con i sistemi educativi di altri paesi europei

I paesi nordici primeggiano con percentuali di laureati tra il 45% e il 50%, supportati da politiche di assistenza economica agli studenti e sistemi di orientamento strutturati. Ad esempio, in Finlandia e Danimarca l’università è gratuita e le borse di studio coprono anche le spese di mantenimento.

In Germania, la quota di laureati (32%) resta sotto la media OCSE, ma viene compensata da un solido sistema di formazione professionale duale, che integra studio teorico e pratica aziendale e garantisce alta occupabilità.

La Francia ha raggiunto il 35% grazie a un’offerta articolata di università e Grandes Écoles. Secondo l’OCSE, l’Italia potrebbe adottare elementi di questi modelli, adattandoli al proprio contesto.

Strategie e raccomandazioni per migliorare il sistema italiano

L’OCSE propone un piano d’azione su tre fronti: aumentare gli investimenti nell’istruzione superiore fino almeno all’1,5% del PIL, rafforzare i sistemi di orientamento per ridurre l’abbandono universitario e migliorare il collegamento fra università e mondo del lavoro.

Il rapporto consiglia di ampliare la copertura delle borse di studio, oggi limitata al 12% degli iscritti contro una media europea del 25%. L’accento è posto sull’esigenza di colmare i divari territoriali, puntando su investimenti strategici nelle regioni meridionali.

Viene inoltre raccomandato di promuovere percorsi formativi flessibili in grado di conciliare studio e lavoro, e di adottare programmi di formazione continua per gli adulti già occupati. Il lifelong learning viene indicato come leva essenziale per recuperare il gap con gli altri paesi europei sul medio e lungo periodo.

Implicazioni e strumenti pratici per i docenti

I docenti della scuola secondaria hanno un ruolo chiave nell’orientare gli studenti verso i percorsi universitari. Il report OCSE sottolinea l’importanza di fornire agli insegnanti strumenti aggiornati per interpretare l’evoluzione del mercato del lavoro e delle competenze richieste nei diversi settori.

Esperienze positive dimostrano che programmi di orientamento strutturati, con testimonianze di ex studenti laureati e visite universitarie, possono incrementare la quota di iscritti all’università. Insegnanti e tutor possono favorire questi processi soprattutto nei contesti più svantaggiati, offrendo modelli di riferimento laddove mancano esempi familiari di studio universitario.

Viene evidenziata anche la necessità di sviluppare negli studenti competenze trasversali come pensiero critico, problem solving e capacità di apprendimento autonomo. I docenti possono integrare queste abilità nella didattica quotidiana, preparando gli studenti sia sui contenuti disciplinari sia sulle strategie di apprendimento richieste dal livello universitario.

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Conclusione

Il rapporto OCSE 2025 evidenzia che il basso numero di laureati in Italia incide su competitività e inclusione, con conseguenze concrete per studenti, territori e mondo produttivo. Per docenti e responsabili scolastici, la sfida pratica riguarda l’orientamento, la riduzione dei divari territoriali e la promozione di competenze trasversali, in linea con i nuovi standard europei. Cosa tenere d’occhio: possibili aggiornamenti relativi ai finanziamenti all’istruzione e alle misure contro l’abbandono scolastico nei prossimi provvedimenti ministeriali.

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